|
Riguardo al mercato dell’alluminio, la solidità dei prezzi si spiega con la grande quantità di scorte bloccata in accordi di finanziamento. Si apprende inoltre che Rusal ha venduto parte del proprio output direttamente alle società di trading e alla Cina: questo significa che nell’immediato ci potrebbero essere episodi di scarsità, come dimostra il contango della curva forward. Sul fronte della domanda, il lieve miglioramento è confermato dall’aumento delle importazioni degli Stati Uniti che, lo scorso novembre, sono salite dell’11% su base mensile. Tuttavia, i fondamentali del mercato dell’alluminio sono ribassisti, sia per le scorte, sia per l’eccesso della capacità in Cina. E’ così possibile che i prezzi segneranno una performance debole, fino alla fine delle celebrazioni del Capodanno cinese.

Andamento mensile rame LME
Acciaio/Analisi, prezzi prendono momento di pausa, ma outlook è rialzista fino a primavera. Così come sta accadendo anche per le materie prime, il mercato dell’acciaio sta prendendo fiato dopo l’inizio molto positivo del 2010. Nonostante ciò, rimaniamo ottimisti e prevediamo ulteriori aumenti dei prezzi, sia per il segmento dei piani che per quello dei lunghi, fino all’arrivo della primavera, dunque almeno fino alla fine del primo trimestre dell’anno.
Il nostro modello fa notare che nelle ultime due settimane i prezzi spot del nastro largo a caldo sono tornati ai livelli del dicembre del 2009, scendendo dai massimi testati nelle prime due sedute del 2010; i prezzi delle vergelle sono riusciti, invece, ad attestarsi a livelli più elevati e ora si stanno muovendo lateralmente, all’insegna della volatilità.
Una performance simile è visibile nel mercato asiatico dei lunghi. Mentre sullo Shanghai Futures Exchange i prezzi spot hanno arrestato i loro rialzi, il mercato dei futures versa ancora in una situazione di contango, come dimostra anche la performance dei prezzi ufficiali dei futures sulle billette, scambiati sul London Metal Exchange. Sempre a Shanghai, inoltre, i prezzi del tondo per c.a. sono scesi ai valori testati nel dicembre del 2009 mentre quelli delle vergelle sono a un livello leggermente più alto. Le recenti pressioni al ribasso sui prezzi dell’acciaio sono state alimentate dal rafforzamento del dollaro, dalle proposte dell’amministrazione Obama relative a una riforma bancaria e dai timori su un imminente rialzo dei tassi di interesse in Cina. Nel paese del dragone, i prezzi hanno scontato poi anche i timori sulla presenza di un eccesso di offerta.
Detto questo, secondo i trader di Shanghai le preoccupazioni su ribassi imminenti ancora più forti dei prezzi sono esagerate: le stime parlano infatti di una domanda di acciaio che salirà dopo le celebrazioni del Capodanno cinese, sia per la necessità di dare esecuzione ai progetti edilizi, sia per la possibilità che le aziende inizino ad accumulare nuove scorte, al fine di anticipare il rialzo delle quotazioni delle materie prime. Quest’ultimo fattore, in particolare, dovrebbe sostenere il sentiment per almeno uno-due trimestri.
Il recupero della domanda è dimostrato già dai prezzi del molibdeno, che sono saliti nelle ultime due settimane, grazie alla crescita della domanda proveniente dalle acciaierie europee. Un’altra materia prima sempre più richiesta è il minerale di ferro, tanto che i fornitori, che inizialmente avevano pensato di far salire il prezzo del contratto di riferimento del 2010 –che sarà attivo dal prossimo primo aprile – del 30-35%, potrebbero tentare ora di imporre un incremento ancora più sostenuto. I fornitori giustificano le loro richieste con la crescita della domanda cinese, il rialzo dei prezzi spot del minerale di ferro, l’imposizione di una nuova tassa sulle esportazioni indiane, l’aumento dei prezzi dell’acciaio e le prospettive di una ripresa della domanda in Europa.
Merrill Lynch prevede così che i prezzi del minerale di ferro saliranno del 50%, decisamente più del +15% atteso in precedenza. Anche Ubs conferma l’appetito cinese per la risorsa, stimando una produzione di acciaio in Cina, quest’anno, di 590 milioni di tonnellate, in rialzo del 4,4% rispetto alle 565 milioni di tonnellate del 2009. Di fatto, le acciaierie cinesi aumenteranno l’output rispondendo alla domanda dei settori utilizzatori dell’acciaio, che hanno avviato nuovi progetti per la costruzione di infrastrutture, grazie al piano di stimoli lanciato da Pechino. Concludendo, riteniamo che l’incremento atteso nei prezzi dei contratti di fornitura di materie prime come il minerale di ferro e il carbone farà salire anche i prezzi dell’acciaio o per lo meno, non li farà scendere in modo sostenuto.
|